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 News
 
Expo, è scontro tra Penati e Moratti
 
Slitta ancora il via libera alla società che dovrà gestire l'evento

 

La bozza preparata in accordo tra Comune, Regione e Provincia non è stata recapitata al Governo. Querelle sui consiglieri del cda.
Telenovela Expo. Ennesima bozza di decreto. L'hanno preparata insieme Comune, Regione e Provincia. Ma non l'hanno recapitata al Governo. Il governatore Roberto Formigoni si è limitato a telefonare al sottosegretario Gianni Letta per informarlo delle nuove proposte che vanno a bilanciare lo strapotere del Cipe, come richiesto dallo stesso sindaco Letizia Moratti. Segno evidente che Regione e Provincia non sono in perfetta sintonia con Palazzo Marino. Lo si capisce dalle parole del presidente della Provincia, Filippo Penati: «Si torni a fare squadra. Non sia il sindaco di Milano a frenare le scelte sull'Expo».
La querelle riguarda il numero di consiglieri del cda: 3 per il Comune, 5 per la Provincia. E possibili veti su Paolo Glisenti da parte di Palazzo Isimbardi: «Non abbiamo posto nessuna pregiudiziale - replica Penati Abbiamo solo chiesto un board con grandi competenze per vincere la sfida dell'Expo». La bozza mai inviata contiene alcune richieste della Moratti. A partire dalla considerazione del sindaco che il Cipe non è sufficiente a garantire la governance di «un'evento innovativo come l'Expo». Ecco, perciò rispuntare il vecchio Cipem, il Comitato di indirizzo e programmazione, soppiantato dal Cipe tremontiano.
La Moratti nell'intervista al Corriere aveva ribadito che per la governance della società era necessario «ritrovare lo spirito di Parigi», ossia l'integrazione di tutti gli attori della vittoria, la politica nazionale e quella locale, il pubblico e il privato. Ecco perché si ripunta sul Cipem, con dentro quasi tre quarti del governo e gli enti locali. Un organismo che può essere presieduto dalla stessa Moratti a differenza del Cipe. Ma i poteri sono comunque limitati a una funzione strategica. Il Cipe non sparisce. Sarebbe stato troppo conoscendo le convinzioni di Tremonti che più volte ha ripetuto un concetto: o le cose si fanno secondo le regole oppure il Tesoro non entra nell'Expo.
Conseguenza disastrosa: niente finanziamenti dello Stato. Il Cipe gioca il suo ruolo fondamentale nell'approvazione delle opere essenziali per l'Expo. E comunque la presa del ministero dell'Economia resta forte. È tra i soci della Soge, la società di gestione, insieme a Comune, Regione, Provincia e Camera di commercio ma determinerà le quote di partecipazione di ogni socio. Potrebbe entrare con un 33 o addirittura un 51 per cento. L'altra controproposta degli enti locali riguarda la nomina del cda. Prima era il Cipe, adesso è l'assemblea dei soci che potrà nominare il cda e indicare l'ad.
E qui si apre un'altra querelle, per adesso, sotterranea. Ci sarà anche un presidente o l'amministratore delegato avrà anche i compiti di presidente? È chiaro che la Moratti punta sulla seconda ipotesi e così si spiega l'insistenza per avere solo tre consiglieri di amministrazione invece di cinque. Bisogna vedere chi la spunterà, anche se, fonti romane, dicono che Tremonti sia per per un cda a 5. Questo il quadro. Basterà al ministro dell'Economia? O ci sarà un nuovo braccio di ferro? Sicuramente, Roma se la prende comoda, ma i tempi stringono. Oggi è l'ultimo giorno utile, non fosse altro che tutti sono pronti per partire in vacanza. Pessimista il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino oramai rassegnato allo slittamento a settembre: «Stiamo facendo una pessima figura. A settembre dovremo ricuperare

www.corriere.it

Maurizio Giannattasio
08 agosto 2008
   
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