«È ora di
finirla con le riunioni
nelle stanze romane
a porte chiuse tra
esponenti del
centrodestra. Il governo
ci consulti e finalmente
decida, l'Expo non può
aspettare settembre»: la
sintesi è del presidente
della Provincia Penati.
Ma, saltato quello che
doveva essere il
sospirato vertice finale
di ieri a Palazzo Chigi,
alla presenza di tutti i
protagonisti dal governo
in giù, resta il fatto
che l'ultimo
aggiornamento del
bollettino sull'Expo
riparte in ogni caso da
Roma.
È là
infatti che la riunione
svoltasi comunque ieri
— ma ristretta al
premier Berlusconi,
nella sua abitazione
privata di Palazzo
Grazioli, con i ministri
Calderoli, Vito e Bondi
più i quadri di
maggioranza Cicchitto,
Quagliariello e Verdini
— ha finito per produrre
una nuova «bozza» di
governance secondo le
linee che il ministro
Tremonti, in mattinata,
aveva riassunto così: a
gestire i 50 miliardi
dell'Expo dovrebbe
essere il Cipe, cioè il
governo, e «anche se
invece fosse il Cipem
(cioè il comitato
chiesto dagli enti
locali, ndr) per molte
cose dovrebbe comunque
passare dal Cipe ». A
buon intenditor
eccetera.
Ma «è lo
stesso un passo avanti
», dirà in serata Penati:
certamente più
soddisfatto lui a
sinistra, così come
Formigoni a destra, che
non la stessa Letizia
Moratti. Perché poi il
testo finale messo a
punto, spedito a Milano
nel pomeriggio, in
realtà prevede quanto
segue. Definitivamente
archiviata la figura
dell'amministratore
unico, cioè del ruolo
che Letizia Moratti
avrebbe affidato a Paolo
Glisenti. Archiviata
anche l'idea del famoso
Cipem in quanto tale.
Sarà invece il Cipe, il
governo, a «dare la
linea» su decisioni e
soldi da spendere. Ma
sarà affiancato da una
società, costituita
apposta, che a sua volta
nominerà un consiglio
d'amministrazione con
dentro tutti: Governo,
Comune e Provincia di
Milano, Regione
Lombardia, Camera di
Commercio milanese. Che
a loro volta potranno
nominare un
amministratore delegato
e forse anche un
presidente a
bilanciarlo.
Resta in
piedi la figura del
commissario
straordinario
interpretata finora dal
sindaco Moratti:
comunque piuttosto
scontenta, pare, non
solo perché lei il Cipem
lo avrebbe tenuto
eccome, ma soprattutto
perché a presiedere il
Cipe dovrà essere per
forza un ministro. E
questo esclude lei. Il
mistero, fino a ieri,
continuava tuttavia a
riguardare i tempi in
cui tutto questo
dovrebbe farsi concreto.
Se lo diventerà.
«Speriamo senza
ulteriori rinvii», era
l'auspicio di Penati: se
non altro perché, ad
esempio, come ha
ricordato il ministro
delle Infrastrutture
Matteoli, anche solo per
le prime 17 grandi opere
da finire entro il 2015
mancano tuttora due
miliardi e mezzo di
euro, che nessuno sa
dove trovare.
E, malgrado
l'ottimismo di Penati,
un po' di ansia in giro
c'è. «La destra è
allo sbando e le sue
guerre intestine
danneggiano Milano e la
Lombardia», dice il
segretario regionale pd
Maurizio Martina. Per
Legambiente, con Andrea
Poggio, il «governo
dell' Expo 2015 dovrebbe
essere a Milano e da qui
allargarsi alle forze
sociali cittadine,
regionali e nazionali ».
«Nessun litigio —
conclude il
sottosegretario del
premier Gianni Letta —
ma solo una discussione
come quelle tra
giornalisti per decidere
il titolo di prima
pagina. Tutto
fisiologico: sono
fiducioso ».
