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 News
 
Expo, salta ancora il vertice. «Basta rinvii»
 
Manca l'intesa sulla società che dovrà gestire l'evento del 2015.

Ma Regione e Provincia «aprono» alla bozza Tremonti

 

«È ora di finirla con le riunioni nelle stanze romane a porte chiuse tra esponenti del centrodestra. Il governo ci consulti e finalmente decida, l'Expo non può aspettare settembre»: la sintesi è del presidente della Provincia Penati. Ma, saltato quello che doveva essere il sospirato vertice finale di ieri a Palazzo Chigi, alla presenza di tutti i protagonisti dal governo in giù, resta il fatto che l'ultimo aggiornamento del bollettino sull'Expo riparte in ogni caso da Roma.
È là infatti che la riunione svoltasi comunque ieri — ma ristretta al premier Berlusconi, nella sua abitazione privata di Palazzo Grazioli, con i ministri Calderoli, Vito e Bondi più i quadri di maggioranza Cicchitto, Quagliariello e Verdini — ha finito per produrre una nuova «bozza» di governance secondo le linee che il ministro Tremonti, in mattinata, aveva riassunto così: a gestire i 50 miliardi dell'Expo dovrebbe essere il Cipe, cioè il governo, e «anche se invece fosse il Cipem (cioè il comitato chiesto dagli enti locali, ndr) per molte cose dovrebbe comunque passare dal Cipe ». A buon intenditor eccetera.
Ma «è lo stesso un passo avanti », dirà in serata Penati: certamente più soddisfatto lui a sinistra, così come Formigoni a destra, che non la stessa Letizia Moratti. Perché poi il testo finale messo a punto, spedito a Milano nel pomeriggio, in realtà prevede quanto segue. Definitivamente archiviata la figura dell'amministratore unico, cioè del ruolo che Letizia Moratti avrebbe affidato a Paolo Glisenti. Archiviata anche l'idea del famoso Cipem in quanto tale. Sarà invece il Cipe, il governo, a «dare la linea» su decisioni e soldi da spendere. Ma sarà affiancato da una società, costituita apposta, che a sua volta nominerà un consiglio d'amministrazione con dentro tutti: Governo, Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia, Camera di Commercio milanese. Che a loro volta potranno nominare un amministratore delegato e forse anche un presidente a bilanciarlo.
Resta in piedi la figura del commissario straordinario interpretata finora dal sindaco Moratti: comunque piuttosto scontenta, pare, non solo perché lei il Cipem lo avrebbe tenuto eccome, ma soprattutto perché a presiedere il Cipe dovrà essere per forza un ministro. E questo esclude lei. Il mistero, fino a ieri, continuava tuttavia a riguardare i tempi in cui tutto questo dovrebbe farsi concreto. Se lo diventerà. «Speriamo senza ulteriori rinvii», era l'auspicio di Penati: se non altro perché, ad esempio, come ha ricordato il ministro delle Infrastrutture Matteoli, anche solo per le prime 17 grandi opere da finire entro il 2015 mancano tuttora due miliardi e mezzo di euro, che nessuno sa dove trovare.
E, malgrado l'ottimismo di Penati, un po' di ansia in giro c'è. «La destra è allo sbando e le sue guerre intestine danneggiano Milano e la Lombardia», dice il segretario regionale pd Maurizio Martina. Per Legambiente, con Andrea Poggio, il «governo dell' Expo 2015 dovrebbe essere a Milano e da qui allargarsi alle forze sociali cittadine, regionali e nazionali ». «Nessun litigio — conclude il sottosegretario del premier Gianni Letta — ma solo una discussione come quelle tra giornalisti per decidere il titolo di prima pagina. Tutto fisiologico: sono fiducioso ».

 

Paolo Foschini
7 agosto 2008

Formigoni si propone come mediatore

C'è ancora parecchio da limare, ma la proposta spedita da Roma «è una buona base». Quando in serata arriva l'ennesima bozza di governance preparata dal governo il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni è cautamente soddisfatto. Nel pomeriggio, in visita a un set di una fiction «made in Lombardia» («Terapia d'urgenza»), aveva sfoderato l'orgoglio: «Non è vero che la mia proposta sia stata respinta. È sul tavolo, è apprezzata, se ne sta discutendo».
Si continua a litigare, tra Milano e Roma, e lui vuole fare da mediatore. Più distesi i rapporti anche con Letizia Moratti, dopo lo show-down di settimana scorsa. A microfoni e taccuini spianati il governatore si sbilancia poco. «L'ipotesi che per tutti gli aspetti gestionali ci sia un consiglio di amministrazione ha ormai preso piede», si limita ad osservare. Già, ma il governo insiste sul ruolo del Cipe (senza «m» finale)? «Non mi scandalizza, anzi può avere la sua utilità», la replica di Formigoni. Che però vuole «un riconoscimento pieno del ruolo che il tavolo Lombardia può svolgere per tutte le opere e che ci sia anche un luogo dove insieme si possa pensare a tutti quegli aspetti culturali e politici che sono connessi con un evento come l'Expo».
Tenere insieme tutti. Governo ed enti locali. Per tessere la tela evita affondi polemici con l'ex duellante di Palazzo Marino. Parla solo di «amalgama» da trovare e nega che, almeno da parte sua, ci siano pregiudiziali su nomi e ruoli. Predica calma, Formigoni. Non bisogna spaventarsi per le partenze false. «Nella prima fase è bene studiare ed ascoltare molto, perché quando si prende il treno deve partire in orario, ma è importante anche che prenda la direzione giusta». Alla fine, rispunta l'orgoglio. Le liti ritardano la partenza delle grandi opere previste nel dossier Expo? «Noi ci siamo mossi da anni: la Pedemontana, la Brebemi, la tangenziale Est-esterna stanno già precedendo ».
A. Se.
07 agosto 2008
   
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