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 News
 
Scontro sull'Expo, governo frena su Glisenti
Bocciato il piano di Moratti, Formigoni e Penati.  Tremonti: poteri al Cipe.
Vertice infuocato a Palazzo Chigi.  E il presidente della Provincia scrive a Napolitano: fermi i veti incrociati.
 

MILANO — Divampa la battaglia sull'Expo di Milano 2015. Con un continuo cambiamento di fronte. Dopo lo scontro tra il sindaco Letizia Moratti e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni sulla governance della società, si apre una nuova crisi: quella tra il Governo impersonato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti da una parte e Comune, Regione e Provincia dall'altra. Per una volta alleati contro il comune nemico Tremonti che ieri ha bocciato la nuova bozza di decreto presentato dalle istituzioni lombarde.

Il vertice notturno a Palazzo Chigi si è concluso con un nulla di fatto. La riunione è stata rinviata a questa mattina ma manca ancora data e ora di convocazione. E ieri, il presidente della Provincia, Filippo Penati ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano chiedendo il suo intervento «perché siamo molto preoccupati per i tempi lunghi e i veti incrociati sull'Expo». L'oggetto del contendere non cambia: la gestione dell'evento, un affare che secondo lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi si aggira intorno ai 50 miliardi di euro. Da una parte il Governo che vuole contare e pesare nelle decisioni, dall'altra l'esigenza di una catena di comando snella per portare a buon fine la realizzazione di Expo.
Vertice infuocato nella notte. La Moratti ha fatto la spola con Palazzo Chigi. Prima ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Poi si è chiusa in riunione con Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Ignazio La Russa, Giulio Tremonti e lo stesso Letta. La prima doccia fredda è arrivata quando il ministro dell'Economia ha ritenuto irricevibile la bozza di decreto di governance presentato dalle tre istituzione lombarde. La seconda, quando il ministro ha spiegato che lo Stato è il massimo finanziatore dell'evento Expo e quindi si deve costituire una società del Tesoro con un cda costituito dal Cipe, il Comitato interministeriale della programmazione economica. In questo modo, gli enti locali sarebbero tagliati fuori.
Ultimo sgarbo: via l'amministratore unico, dentro l'amministratore delegato. Quindi uscirebbe ridimensionato l'uomo di fiducia della Moratti, quel Paolo Glisenti che il sindaco voleva alla guida della società Expo nella veste di amministratore unico. Quasi un veto. Situazione tesa. Nell'ultimo vertice romano, quando Berlusconi annunciò la riscrittura del decreto che portava la sua firma, la Moratti minacciò di dimettersi da commissario dell'Expo. Ma la posta in gioco è troppo importante per sbattere i pugni su tavolo e alzarsi. Anche perché il sindaco sa benissimo giocare di sponda. Lo dimostra la rinnovata alleanza con il leader della Lega Bossi dopo le difficoltà dei giorni scorsi.
E l'interessamento del grande mediatore Gianni Letta. Proprio a lui si sono rivolti Moratti, Formigoni e il presidente della Provincia, Filippo Penati presentandogli una bozza comune di decreto. Che accontentava tutti gli enti locali. Niente cda, ma un amministratore unico i cui poteri erano controbilanciati da un'assemblea dei soci. Ma Tremonti ha bocciato la proposta e tutto è tornato in alto mare. Butta acqua sul fuoco il ministro della Difesa, La Russa: «Tutto rinviato, ma non c'è stata lite, non si sono fatti dei nomi. La mia impressione è che si vada verso un cda con un amministratore delegato ». Ossia, la bozza Tremonti.

 

Maurizio Giannattasio
6 agosto 2008
   
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