Alla Regione si fanno i nomi
di Alberto Sciumè e Paolo Alli
Expo, Milano parte: società da
14 miliardi
Berlusconi firma il decreto
dopo oltre duecento giorni di polemiche
Glisenti probabile ad. Lite
sulle quote tra Provincia e Comune
MILANO — Ci sono voluti
duecentocinque giorni, una marea di
polemiche, un decreto stracciato alle
spalle, un richiamo ufficiale da parte
del Bureau International des Exposition,
ma alla fine l'Expo 2015 parte. L'altra
sera il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, prima di partire per la
Cina, ha apposto la sua firma in calce
al decreto che disegna la governance di
Expo. «Sono felice per la fine della
lunga attesa»» è stato il commento a
caldo del sindaco di Milano, Letizia
Moratti. Meno di sette anni per arrivare
pronti al mega-appuntamento del 2015.
Investimenti per 14 e rotti miliardi di
euro. Un volano economico di 40
miliardi, 29 milioni di visitatori. È
chiaro che di fronte a uno scenario del
genere la lotta sulla governance della
società che gestirà l'evento è stata
feroce.
Alla fine, il decreto
preparato da Roberto Calderoli,
approvato da Giulio Tremonti, limato da
Gianni Letta e firmato da Silvio
Berlusconi, ha accontentato tutti. Non
ci sarà un amministratore unico come
voleva all'inizio la Moratti ma un cda a
5. Tre posti, rispettivamente per il
Comune, la Regione Lombardia e la
Provincia di Milano, gli altri due
destinati al ministero dell'Economia.
Che determinerà le quote societarie. Al
Tesoro la maggioranza relativa con il
40-50 per cento. Segue il Comune con il
20. Regione, Provincia e Camera di
commercio con il 10. Anche se ieri c'è
stato l'ennesimo battibecco tra
Provincia e Comune sulla ripartizione
dei fondi.
La Moratti sarà
commissario. Roberto Formigoni
presiederà il tavolo per le
infrastrutture. Sparisce il Comitato di
indirizzo e di programmazione stracolmo
di ministri e nasce la Commissione di
coordinamento, sempre ampia ma più
flessibile. Il puzzle dei nomi è stato
particolarmente complicato, con una
guerra preventiva da parte di Roma nei
confronti del braccio destro della
Moratti, Paolo Glisenti. Adesso si parla
di una rosa. Il totonomine dà Glisenti
ad. Per il Tesoro circolano due nomi:
Diana Bracco, numero uno di Assolombarda
alla presidenza e Angelo Provasoli,
rettore uscente della Bocconi. La rosa
si complica e si allarga se si deve
trovare un posto anche alla Lega e ad An:
Leonardo Carioni, Benito Benedini e
Marco Spadacini.
Per la Regione un binomio:
o Alberto Sciumè vicepresidente del
Consiglio di sorveglianza di A2A, o
Paolo Alli, direttore del Pirellone. Per
la Provincia ancora nessun nome. Ma per
un giorno le polemiche sono messe da
parte. «Finalmente si parte! — attacca
il ministro Calderoli —. La firma
significa un altro passo concreto verso
la realizzazione di questo evento».
«Sono soddisfatto — attacca il
governatore Formigoni —. Noi, d'altra
parte, in Lombardia da tempo stiamo
lavorando con grande concretezza e piena
sintonia. Ora il decreto ci permetterà
di far funzionare la macchina operativa
a pieno regime ». Anche Filippo Penati,
presidente democratico della Provincia
di Milano, in passato molto duro, è più
conciliante: «Finalmente la vicenda si è
conclusa. Ora siamo rientrati nella
normalità e si è conclusa una vicenda di
incertezza».