Dopo il dossier che evidenzia la preoccupazione di imprenditori e finanzieri che il progetto presentato al Bie rappresenti un passo più lungo della gamba e dopo la notizia pubblicata dal Corriere sull’esistenza di un piano B al quale starebbe pensando il governo e che prevede investimenti dimezzati, si delineano due partiti sulle sorti dell’Esposizione universale. Nel centrodestra molti negano l’esistenza di un piano alternativo all’insegna del risparmio e della sobrietà, o comunque assicurano di non esserne a conoscenza. Tra questi l’ad di Expo Milano 2015 Spa Lucio Stanca, il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, e il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato. Il primo annota che gli stanziamenti del governo «sono già stati decisi», mentre tutti e tre ricordano che agli Stati Generali di Expo, appena conclusi, il presidente del Consiglio ha confermato gli impegni dell’esecutivo in tema di finanziamenti.
Secondo l’ex ministro Stanca, inoltre, lo scenario alternativo potrebbe implicare conseguenze gravissime. «Un eventuale ridimensionamento del progetto dovrebbe essere presentato al Bie — rimarca— e questo porterebbe molto probabilmente a un annullamento dell’assegnazione dell’Expo a Milano». Un’analoga posizione aveva già espresso in passato il sindaco Letizia Moratti. Ma c’è anche la Lega che invece non si sorprende dell’esistenza del piano B: «Siamo consapevoli più di altri che c’è la crisi, che c’è il Sud e che mancano i soldi — sottolinea l’europarlamentare Matteo Salvini — E anche al Bie non vivono sulla luna: bisogna dire subito che il progetto va ridimensionato. D’altra parte si possono fare grandi cose senza costruire cattedrali nel deserto».
Di ridimensionamento non vuole sentir parlare Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera. «Sono contrario a qualsiasi riduzione del progetto e non mi sembra che sia in gioco — dice — Se poi ci fosse una flessibilità che non stravolge il progetto, per piani di emergenza oggi non conosciuti, credo che sarebbe non solo comprensibile ma accettabile». Un esempio? «Mentre non è praticabile l’idea di trasferire le fiere fuori città si può pensare di rinunciare alle vie d’acqua». Sul tema dell’Expo, l’alimentazione e la sostenibilità ambientale, insiste il manager Davide Corritore, uno degli uomini nuovi del Pd milanese: «Tutti i progetti per i quali i Paesi poveri ci hanno votato sono fermi — attacca — Per ora abbiamo nutrito ambizioni e cariche, certo non il pianeta». Sì a un ridimensionamento: «Abbiamo costruito una progettazione faraonica — ammette Corritore — dando numeri che erano già sovradimensionati rispetto alle possibilità». Contrario l’assessore comunale allo Sviluppo del territorio, Carlo Masseroli. «Expo è un grande volano per Milano e rappresenta un’opportunità per la città di dotarsi di infrastrutture che possono consentire un salto storico».

