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2008

 News

Dibattito sulla proposta che dimezza gli investimenti eliminando torri e padiglioni

 

Fondi Expo, Milano si divide sul Piano B

 

Formigoni: nessun taglio.

La Lega: no a cattedrali nel deserto.

E Franceschini sfida il Pdl.

MILANO - Il piano B del­l’Expo divide Milano. Da una parte chi non vuole rinunciare a un’Esposizione universale di serie A, dall’altra chi è convin­to che le ambizioni dell’origina­rio progetto siano da rivedere. In mezzo un’interrogazione presentata ieri dal Pd al pre­mier Silvio Berlusconi e al mini­stro Giulio Tremonti per chie­dere chiarimenti sul possibile ridimensionamento degli inve­stimenti. Attacca anche il segre­tario Pd, Dario Franceschini: «Al Nord nessuna promessa è stata mantenuta».

Dopo il dossier che eviden­zia la preoccupazione di im­prenditori e finanzieri che il progetto presentato al Bie rap­presenti un passo più lungo della gamba e dopo la notizia pubblicata dal Corriere sull’esi­stenza di un piano B al quale starebbe pensando il governo e che prevede investimenti di­mezzati, si delineano due parti­ti sulle sorti dell’Esposizione universale. Nel centrodestra molti negano l’esistenza di un piano alternativo all’insegna del risparmio e della sobrietà, o comunque assicurano di non esserne a conoscenza. Tra que­sti l’ad di Expo Milano 2015 Spa Lucio Stanca, il governato­re della Lombardia, Roberto Formigoni, e il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato. Il primo annota che gli stanzia­menti del governo «sono già stati decisi», mentre tutti e tre ricordano che agli Stati Genera­li di Expo, appena conclusi, il presidente del Consiglio ha confermato gli impegni del­l’esecutivo in tema di finanzia­menti.

Secondo l’ex ministro Stanca, inoltre, lo scenario al­ternativo potrebbe implicare conseguenze gravissime. «Un eventuale ridimensionamento del progetto dovrebbe essere presentato al Bie — rimarca— e questo porterebbe molto pro­babilmente a un annullamento dell’assegnazione dell’Expo a Milano». Un’analoga posizione aveva già espresso in passato il sindaco Letizia Moratti. Ma c’è anche la Lega che in­vece non si sorprende dell’esi­stenza del piano B: «Siamo con­sapevoli più di altri che c’è la crisi, che c’è il Sud e che manca­no i soldi — sottolinea l’euro­parlamentare Matteo Salvini — E anche al Bie non vivono sulla luna: bisogna dire subito che il progetto va ridimensio­nato. D’altra parte si possono fare grandi cose senza costrui­re cattedrali nel deserto».

Di ridimensionamento non vuole sentir parlare Maurizio Lupi, vicepresidente della Ca­mera. «Sono contrario a qualsi­asi riduzione del progetto e non mi sembra che sia in gioco — dice — Se poi ci fosse una flessibilità che non stravolge il progetto, per piani di emergen­za oggi non conosciuti, credo che sarebbe non solo compren­sibile ma accettabile». Un esem­pio? «Mentre non è praticabile l’idea di trasferire le fiere fuori città si può pensare di rinuncia­re alle vie d’acqua». Sul tema dell’Expo, l’alimen­tazione e la sostenibilità am­bientale, insiste il manager Da­vide Corritore, uno degli uomi­ni nuovi del Pd milanese: «Tut­ti i progetti per i quali i Paesi poveri ci hanno votato sono fer­mi — attacca — Per ora abbia­mo nutrito ambizioni e cari­che, certo non il pianeta». Sì a un ridimensionamento: «Ab­biamo costruito una progetta­zione faraonica — ammette Corritore — dando numeri che erano già sovradimensionati ri­spetto alle possibilità». Contra­rio l’assessore comunale allo Sviluppo del territorio, Carlo Masseroli. «Expo è un grande volano per Milano e rappresen­ta un’opportunità per la città di dotarsi di infrastrutture che possono consentire un salto storico».

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www.corriere.it
Rossella Verga
01 agosto 2009

 

 

 

 

         
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