Formigoni incontra Berlusconi con «nomi autorevoli» per la Fiera
Expo, liti e nomine
un anno dopo
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MILANO - Il primo «non anniversario» di Expo si
avvicina a passi da gigante. Domani sarà passato esattamente
un anno dalla vittoria di Milano su Smirne. E nonostante
l'accelerazione degli ultimi giorni, la vicenda infinita
della società che dovrà gestire l'evento del 2015 non è
ancora arrivata alla soluzione finale. Perché il senatore
Lucio Stanca, ad in pectore della società, nutre una serie
di dubbi che non gli hanno fatto sciogliere completamente la
riserva. A partire dal ruolo che dovrà ricoprire nella
società. L'«offerta» iniziale era il doppio ruolo di
amministratore delegato e presidente della Soge. Posto,
quest'ultimo, ricoperto dal presidente uscente di
Assolombarda, Diana Bracco. Sia Confindustria sia
Assolombarda hanno fatto quadrato intorno alla Bracco e
hanno congelato l'operazione. Per cui Stanca si dovrebbe
«accontentare» del ruolo di ad e di vicepresidente. Ma le
voci che si rincorrono in questi giorni hanno riaperto parte
dei giochi.
Il numero uno di
Assolombarda viene indicata come uno dei possibili
successori alla carica di presidente di Fiera spa. E a
Stanca non dispiacerebbe affatto tornare all'«offerta»
iniziale. Cioè, ricoprire il ruolo di presidente. Ma i
giochi sulla Fiera sono molto più complicati. Tanto che oggi
il governatore Roberto Formigoni incontrerà il premier
Silvio Berlusconi con una rosa di nomi «nuovi e autorevoli »
per la carica di presidente di Fiera spa. Quindi, sembra
impossibile che la Bracco abbandoni la presidenza della Soge.
Ma è quasi certo che invece Stanca dovrà abbandonare il
posto di senatore della Repubblica per l'incompatibilità tra
i due incarichi. Anche se la legge del 1958 sembra escludere
dall'incompatibilità la gestione delle Fiere. Che farà
Stanca? Correrà il rischio o no? Secondo dubbio. Riguarda i
poteri da affidare all'amministratore delegato.
L'ex numero uno di Ibm vuole
deleghe che gli permettano una gestione piena della
società. Senza bisogno di dover convocare il consiglio di
amministrazione ogni volta che si debba prendere una
decisione. Ma gli altri soci non la pensano così. Anche,
perché sarebbe difficile motivare un cambio di rotta del
genere dopo aver liquidato Paolo Glisenti proprio per i
troppi poteri richiesti. Ultima considerazione. Riguarda la
natura della società che gestirà Expo. Se è una società
partecipata dagli enti locali si applicano le retribuzioni
previste per legge, ossia il 70 per cento dello stipendio
del sindaco. Se è una società a partecipazione statale (ma
lo deve essere al cento per cento) lo stipendio viene
equiparato a quella del primo presidente del Consiglio di
Stato. Tra le due opzioni ballano diverse decine di migliaia
di euro. E allora perché un senatore dovrebbe abbandonare il
proprio seggio per infilarsi in un'avventura così
complicata?
